Verona, 9 aprile 2022

Wine Power List è una classifica del giornale on line Cronache di Gusto dedicata ai 100 personaggi più influenti del vino italiano. Ne fanno parte produttori, presidenti di consorzio, rappresentanti del governo e alti burocrati del ministero delle Politiche Agricole, giornalisti, influencer, rappresentanti delle organizzazioni del vino e tanti altri. L’edizione 2022 della Wine Power List è la settima edizione.

Trovate anche le classifiche di tutti gli anni precedenti. In ogni profilo le freccette di colore verde o rosso indicano la posizione dell’edizione precedente della classifica.
Da quest’anno è prevista la categoria Top of the Top per tre personaggi che vanno fuori classifica e occupano un posto di prestigio assoluto, tre profili che spesso hanno occupato il primo posto nelle edizioni precedenti. La classifica è stata scritta da Fabrizio Carrera, Emanuele Scarci e Giorgio Vaiana.

Riccardo Cotarella

Il Presidente degli enologi di tutto il mondo e di Assoenologi in Italia (verso la riconferma fino al 2025) ma anche il wine maker di cantine prestigiose o di vip che scommettono su Bacco, instancabile tessitore di strategie, alleanze, narrazioni, visioni, spesso nel posto giusto al momento giusto, consigliere molto ascoltato dalla politica o dalla lobbying che nel mondo del vino è potente e frastagliata. Riccardo Cotarella è il primo dei tre personaggi di spicco della nostra rinnovata Wine Power List, in quello spazio che è riservato ai Top of the Top ovvero In Cima alla Cima, quei numero uno che negli anni hanno conservato e conservano posizioni di prestigio per l’alto peso specifico. Riccardo Cotarella, 74 anni, vive di vino da sempre. Nato in un piccolo centro dell’Umbria, quattro anni fa ha festeggiato i 50 anni di carriera. Lungo l’elenco degli incarichi e più lungo quello delle consulenze. Cotarella è l’enologo di tre Continenti. Le sue indicazioni su come fare il vino spaziano in Italia in quasi tutte le regioni in tanti Paesi europei e poi all’estero vanno dagli Usa al Giappone passando per la Russia e il Medio Oriente. Sempre in viaggio, sempre al lavoro, da anni non va in vacanza. Per lui lavorare è divertirsi. Incontra ministri, imprenditori facoltosissimi, vari Vip, è il consulente del vino del Papa (sì, Francesco ha due ettari a Castelgandolfo piantati a Cabernet Franc unico vitigno possibile), insegna con un certo orgoglio all’università della Tuscia. Ma non solo enologia ma anche gestione aziendale perché per lui non si possono scindere: è fermamente convinto che l’enologo non debba sapere solo fare il vino ma anche amministrare una cantina. Di più. Deve studiare tanto altro: economia, letteratura, scienze, storia… Perché per lui il vino è un prodotto culturale. Come quasi un libro. Non si legge. Si beve. Ma è cultura allo stesso modo.


Angelo Gaja

Ottantadue anni di pura energia. Con una capacità strepitosa di fare vino e saper leggere e analizzare le dinamiche di questo mondo. Angelo Gaja è tutto questo e anche molto di più. Un genio del marketing, avanti rispetto agli altri per definizione, sempre inappuntabile, la facoltà ammaliante di raccontare e raccontarsi, i vini icona e strepitosi, mai un arretramento sul versante della qualità, la capacità inimitabile di andare in direzione ostinata e opposta senza apparire un bastian contrario snob e indisponente. Gaja è il produttore di vino italiano più famoso nel mondo. Nel piccolissimo centro di Barbaresco ha creato una portaerei che può sfidare tutti i mari del pianeta. Ma il lavoro lo ha cominciato papà Giovanni con grande lungimiranza. Sa bene quando sfilarsi e far diventare la sua assenza più acuta presenza. Come al Vinitaly da qualche anno o come in questo 2022 ad Opera Wine. Quelli di Wine Spectator hanno provato ad insistere. Niente da fare. Gaja non è su internet, non esistono social che riportano le gesta dell’azienda, figuriamoci le sue. Ed è questa straordinaria capacità di sottrarsi che alimenta il mito. Ma non provate a imitarlo. Solo Gaja è Gaja. Non rilascia interviste salvo che non si tratti di qualche nome prestigioso della carta stampata, come il suo conterraneo Aldo Cazzullo del Corriere della Sera (a proposito, cercate e leggetevi quella pubblicata due anni fa). E sul vino ha sempre le idee chiarissime.A volte spiazzanti. Per esempio quelle sulla sostenibilità, il biologico o il biodinamico. Il vino e chi lo produce deve avere intrinsecamente il rispetto dell’ambiente. Punto. Oppure più recentemente la questione dell’alcol sotto accusa. Il timore più grande è che andando di questo passo i produttori potrebbero dover vergognarsi di fare vino. Ma quello del vino è alcol nobile con 14 mila anni di storia…


Attilio Scienza

Uomo di scienza. Di nome e di fatto. Per Attilio Scienza il gioco di parole è facile. Ma c’è molto altro per descrivere un personaggio che è un riferimento assoluto. È la figura che probabilmente più di tutti rappresenta al momento l’approccio scientifico al vino. Forte di una carriera lunga e articolata attraverso il suo mestiere di docente universitario ma anche di consulente in giro per il mondo, di autore di libri e di ricerche (oltre 300 narrano le sue biografie) e di studioso irrequieto a cui piace spostare sempre l’asticella dei suoi traguardi. Tornano di attualità alcune sue iniziative come quella del Genome Editing che consentirebbe alle viti di superare alcune difficoltà, comprese quelle dei cambiamenti climatici: si attende che l’Ue si esprima sulle new breeding techniques, ovvero tecniche che modificano il patrimonio genetico di un organismo, senza dare vita ad Ogm transgenici. E se l’Ue darà il via libera si apre un campo sterminato con buona pace di chi teme qualsiasi manipolazione. Scienza, 77 anni compiuti lo scorso marzo, origini trentine anche se nato in Liguria, una vita all’università di Milano, da pochi mesi è anche il presidente del Comitato nazionale vini, organismo un po’ depotenziato rispetto a qualche lustro fa ma pur sempre fondamentale nel determinare certe politiche del vino spesso legate alle Doc. Un incarico che sempre più lo proietta a cavallo tra il mondo accademico e quello delle istituzioni. È anche l’anima scientifica di Vinitaly International Academy, la scuola guidata da Stevie Kim. Un tandem insolito ma a quanto pare efficace. Ascoltarlo in una conferenza è sempre fare un viaggio che spazia tra storia, geografia, geologia, antropologia e tutto lo scibile umano che può ruotare attorno al vino. Indubbiamente uno dei suoi punti di forza.


Paolo De Castro

9

L’arte della mediazione di Paolo De Castro ha toccato forse la punta più alta degli ultimi anni nello scorso febbraio, in occasione degli emendamenti sulla relazione nella lotta al cancro della commissione parlamentare Beca. Alla vigilia del voto i maggiori produttori di vino (Italia, Francia e Spagna) fibrillavano per l’esito del voto, ma con i 4 emendamenti De Castro-Dorfmann “siamo riusciti – ha raccontato in seguito l’europarlamentare italiano – a stabilire una differenza netta tra l’abuso e il consumo moderato e responsabile di vino e bevande alcoliche. Con oltre 100 voti di scarto. Siamo riusciti inoltre ad eliminare la richiesta insensata di inserire sulle bottiglie di vino avvertenze sanitarie come sui pacchetti di sigarette”. De Castro dichiara che è stata vinta solo una battaglia perché sulla difesa della moderazione nel consumo di alcol si profilano altri appuntamenti. A partire dai piani dell’Organizzazione mondiale della Sanità – in agenda c’è il voto a maggio – che prevedono anche avvisi in etichetta, fino al Nutriscore, che potrebbe andare all’esame entro il 2022. Il Nutriscore è un sistema di etichettatura nutrizionale a colori, lanciato dai francesi, che mediante una serie di semafori ottici segnala gli eventuali eccessi di zucchero, grassi e sale negli alimenti. Per De Castro, classe 1958, il Nutriscore sarà la madre di tutte le battaglia, dove “avremo almeno una parte dell’opinione pubblica e dei media francesi schierata a favore dei semafori ottici”. Ma l’europarlamentare italiano non si scompone, è ragionevolmente convinto che, grazie al confronto e al gioco delle alleanze a Strasburgo, alla fine prevarrà la ragione. De Castro è stato eletto nelle liste del Pd, ma in realtà è un parlamentare percepito come trasversale da imprenditori, associazioni e consorzi: si prodiga in tutte le vicende dove gli interessi italiani siano messi in discussione, dal Prosek all’Aceto balsamico, solo per citare le ultime. “L’arte della mediazione – ha confidato – è legata al nostro ruolo di europarlamentare. È necessario avere pazienza e sostenere lunghi confronti, insomma è molto diverso che governare o fare il ministro. Per esempio, ci sono buoni ministri in Italia, ma qui a Strasburgo si fa un altro mestiere. Il decisionismo non vale, qui serve trovare interessi comuni, smussare asperità, avvicinare posizioni inizialmente inconciliabili. Insomma un gran lavoro di mediazione e di alleanze”. Icona.

Luigi Moio

49

La visione scientifica del vino senza se e senza ma. Docente universitario, produttore, autore di libri e di numerose ricerche. Ma soprattutto, dal 12 luglio 2021, presidente dell’Oiv, l’Organizzazione internazionale della vigna e del vino con sede in Francia (da poco il trasferimento da Parigi a Digione), una sorta di Onu del settore. Luigi Moio è tutto questo. Un ruolo di altissimo prestigio che fa schizzare in alto il suo peso specifico tanto da far rimbalzare il suo nome e cognome sul podio di questa classifica. È la terza volta che un italiano diventa presidente dell’Oiv. È accaduto negli anni Sessanta del secolo scorso con Pier Giovanni Garoglio e vent’anni dopo con Mario Fregoni. Un’elezione non scontata che ha visto schierarsi i 48 Paesi membri dell’Oiv nella scelta del loro presidente tra Moio e un candidato australiano. Moio, sessantadue anni a fine giugno, nato a Mondragone in provincia di Caserta, è cresciuto tra i filari dell’azienda di famiglia. A quarant’anni è diventato ordinario all’università Federico II di Napoli. E nello stesso anno ha fondato la sua cantina Quintodecimo a Mirabella Eclano, in provincia di Avellino. Qual è la sua idea di vino? A leggere relazioni e interviste spicca la forte voglia di mettere al centro l’uva e di collegare in una sorta di unica disciplina viticoltura ed enologia perché tutto deve essere funzionale al vino. Parla spesso di equilibrio come di un fattore essenziale negli aspetti molteplici che toccano questo mondo. Il tutto in sintonia con l’ambiente e con un concetto di “enologia leggera”, usa proprio questa definizione. Senza trascurare l’aspetto del terroir perché l’interazione tra clima, suolo, pianta e uomo è fortissima. Dove l’uomo è solo un assistente di processo ma sempre fondamentale. Sul suo tavolo almeno tre dossier: quello sull’etichettatura dove Moio ribadisce in tutte le occasioni che il vino è un prodotto mono ingrediente. Poi c’è il tema della dealcolazione che bisognerà affrontare. E infine il cancer plan perché la questione è solo rinviata. Ma non mancano altre questioni: dagli Usa da recuperare all’interno dell’Organizzazione al cambiamento climatico fino alla Cina che invece, al contrario degli Stati Uniti, chiede di entrare a far parte dell’Oiv. Già, tanto altro mondo si appresta a produrre vino ma niente, è il pensiero di Moio, potrà scalfire il primato dell’Italia e di Paesi come la Francia e la Spagna e tutta l’area del Mediterraneo. Moio è autore di un libro Il Profumo del Vino che ha venduto oltre 40 mila copie. Un record per un volume specialistico. È al lavoro per un secondo libro. Ne sapremo di più.

Giuseppe Blasi

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Da queste parti si dice che “non si muova foglia che Blasi non voglia”. E lui, Giuseppe Blasi, classe ’61, è il capo del dipartimento delle politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale. La sua vita si divide tra gli impegni a Roma e quelli a Bruxelles. Anche se, a dire il vero, quest’ultima è davvero diventata casa sua, soprattutto dopo l’incarico ricevuto nel 2020. Per tutti, al ministero, Blasi è considerato una sorta di “biblioteca umana”, una memoria storica di lungo corso. Ha visto passare tantissimi ministri all’agricoltura e ha visto crescere, anno dopo anno, anche il mondo dell’agroalimentare italiano. È quindi il principale interlocutore dei politici che si insediano in via XX Settembre. In ogni caso, ed è innegabile, è quello che ha una visione a 360 gradi delle cose da fare, delle tematiche da affrontare e dei progetti da sviluppare. E la sua “potenza”, se così possiamo definirla, è cresciuta a causa (o anche) per una parte politica che negli ultimi anni, da queste parti, è stata un po’ assente. Lui si è sempre sbracciato, prendendo le cose di petto e mandandole avanti. Dalle sue stanze, o meglio sotto i suoi occhi vigili e attenti, passano tutti i contributi di settore che l’Europa “gira” all’Italia. Stiamo parlando di miliardi di euro. Solo per citarne uno, i Psr italiani con una dotazione nel 2021-2022 di 3,91 miliardi di euro di quota Feasr che raggiunge 6,91 miliardi di euro con il cofinanziamento nazionale. Blasi li controlla uno per uno prima di apporre la sua firma, una sorta di sigillo. Finanziamenti su finanziamenti trasversali, ora anche quelli del Pnrr (anche se non direttamente), ma anche tutto quello che concerne gli interventi irrigui o forestali. Al ministero è quello che, grazie a competenza e capacità, si è costruito una immagine importante. Di rispetto e di esperienza. Nato nel 1961 a Serra Sant’Abbondio in provincia di Perugia, una laurea in Scienze agrarie conseguita presso l’università di Perugia nel 1985, varca la soglia del ministero delle politiche agricole alimentari e forestali nel 1988, quando assume l’incarico di ispettore. È stato anche direttore generale dello sviluppo rurale, di capo della segreteria tecnica del ministro e della segreteria del sottosegretario di Stato. Per un breve periodo, nel 2000, ha ricoperto la carica di capo di gabinetto del presidente dell’Abruzzo Giovanni Pace. Giuseppe Blasi è esperto di programmazione e gestione interventi cofinanziati con fondi comunitari in agricoltura (Feaga e Feasr) e coordinatore di diversi programmi di cooperazione internazionale tra istituzioni cofinanziati dalla Commissione europea; è inoltre delegato italiano al Comitato strutture agricole e sviluppo rurale della stessa Commissione dell’Ue. L’ultima vittoria di Blasi è quella di aver reso l’Italia capofila europeo del vino sostenibile. Con un decreto, infatti, siglato proprio dallo stesso Blasi, si è dato avvio a un nuovo fondamentale capitolo di crescita per il vino, primo comparto dell’agroalimentare del Vecchio Continente a dotarsi di una norma pubblica sulla sostenibilità.


Gian Marco Centinaio

Il sottosegretario alle Politiche agricole con delega al vino si è fatto notare, senza esagerare, in varie questioni che hanno interessato il suo primo anno di lavoro. Centinaio, 50 anni, pavese, è stato ministro delle Politiche agricole dal giugno 2018 al settembre 2019. È intervenuto sui ristori nella coda del primo lockdown sostenendo che “la priorità è aiutare innanzitutto i produttori di vini di qualità che, a causa delle chiusure di ristoranti e bar, ne hanno risentito più di tutti”. Poi difendendo a spada tratta le Doc che sono l’architrave del successo del food & wine italiano: “Le Denominazioni sono sempre più spesso sotto attacco. L’obiettivo è istituire una task force che coinvolga anche il Mise, il ministero degli Esteri e della Salute”. Lo si è visto di nuovo in occasione del duello europeo col Prosek croato e poi nella difesa dell’Aceto Balsamico di Modena dall’attacco della Slovenia: “Andremo fino in fondo, se serve fino alla Corte di giustizia europea”. Infine nelle scorse settimane sull’approvazione del disciplinare di certificazione nazionale della sostenibilità della filiera vitivinicola: “Finalmente abbiamo portato a casa una misura che era attesa dalla filiera e che consentirà al vino italiano di avere un’ulteriore certificazione di qualità che si traduce anche in maggior valore”. Amico del vino.

Piero Antinori

13

Un anno sugli scudi per Piero Antinori. L’anno scorso il gruppo ha aumentato i ricavi del 20% rispetto all’esercizio precedente, superando anche il 2019. Si stima che nel 2021 l’azienda toscana abbia realizzato ricavi consolidati intorno ai 260 milioni, un Margine operativo lordo del 45% del fatturato. Nelle classifiche del fatturato del 2021 Antinori è stata superata dal gruppo Botter-Mondodelvino e da Italian Wine Brands che hanno realizzato importanti acquisizioni. Sulla redditività però non c’è partita: Antinori rimane al top, se si esclude Tenuta San Guido. Tuttavia quest’ultima si pone un target diverso, produce vini di un prezzo medio molto elevato mentre Antinori ha in portafoglio molti prodotti di livello, ma il cui prezzo medio è di 10 euro. Dal 2022 Marchesi Antinori consoliderà anche la cantina friulana Jermann, acquisita, a caro prezzo, l’anno scorso. La prossima sfida di Antinori è l’autonomia produttiva: arrivare al 100% di uve di proprietà della tenuta Santa Cristina. Obiettivo raggiungibile in 2-3 anni per rossi e rosati mentre sul bianco Santa Cristina è davvero una sfida. L’obiettivo invece non è proponibile sul Pinot Grigio dove Antinori non ha produzione. Sul fronte finanziario, la società toscana rimane molto liquida e non nasconde di rimanere alla finestra. Re di denari.

Lamberto Frescobaldi

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Il presidente del gruppo toscano è tra i favoriti nella corsa alla presidenza di Unione italiana vini dopo la gestione di Ernesto Abbona. Il ritorno di un toscano dopo diciotto anni alla guida dell’Uiv. Frescobaldi continua la sua campagna di Toscana collezionando tenute. L’ultima è l’acquisizione di Corte della Flora nel Nobile di Montepulciano. Che si unisce alle altre del gruppo che comprende: Nipozzano, CastelGiocondo, Pomino, Ammiraglia, Castiglioni, Remole, Masseto e Luce. Tutte in Toscana, eccetto la friulana Attems. Nel 2021 il gruppo ha migliorato il fatturato realizzato nel 2019 con 126,5 milioni, per il 65% all’export e oltre 10 milioni di bottiglie vendute. Frescobaldi è nella Top 7 delle cantine private italiane per fatturato. L’imprenditore ha una forte generazione di cassa che gli permetterebbe uno shopping più frequente. Lui risponde sempre: “Siamo alla finestra per verificare se ci sono opportunità”. Riconosce che l’azienda è sana e potrebbe fare di più. Ha sempre fatto buoni investimenti senza farsi prendere troppo dal cuore. Si sono rivelati ottimi gli investimenti nel Chianti classico, molto bene quelli fatti a Bolgheri e a Montalcino. Inoltre recentemente ha realizzato un “feroce” controllo dei costi che ha reso l’azienda ancora più efficiente. Presidente.

Giovanni Mantovani

9

Da 31 anni dirigente di Veronafiere e da 21 direttore generale. Ora il top manager è sul punto di lasciare in concomitanza con l’imminente rinnovo del cda. La notizia non è ancora ufficiale, ma nel frattempo Mantovani è diventato presidente della Fondazione comunità veronese. Con il nuovo statuto, la nomina del nuovo capo azienda dovrà essere espressa all’unanimità del Cda, quindi vincolata al gradimento dei principali azionisti. Mantovani è stato il maggior artefice del successo di Veronafiere. Innanzitutto ha portato i ricavi del gruppo da 44 milioni di euro del 2001 a 105 del 2019. Inoltre è indiscutibile il percorso d’internazionalizzazione, che non consiste solo nella crescita dell’incoming. Inoltre Mantovani ha lanciato numerose start up ed ha riempito il portafoglio con eventi di proprietà. Nel vino (e non solo) come in Brasile con Wine South America (21/23 settembre) e in Cina con Wine to Asia a Shenzhen (7/9 maggio). La pandemia ha poi rallentato il processo d’espansione. Vinitaly, oltre a competere con la tedesca ProWein, è indiscutibilmente la fiera del vino italiano a cui buyer e retailer internazionali non possono mancare. Per la 54esima edizione è previsto il sold out, con 4 mila espositori e 60 Paesi coinvolti. Il programma di promozione prevede un investimento di 3 milioni.

Ettore Prandini

Soltanto questi due anni di pandemia hanno frenato la macchina da guerra di Coldiretti. In questa fase il mondo agricolo è sulla difensiva per i problemi derivanti dal boom di energia e costi di produzione. L’iperattivismo dei vertici dei coltivatori diretti è continuato nei Palazzi più che nelle piazze. La potente organizzazione, con Prandini sulla plancia di comando, continua ad avere grande influenza sulle decisioni del ministero delle Politiche agricole, oggi Patuanelli ma ieri Bellanova e Centinaio. Dall’etichettatura d’origine, al prezzo del latte fino ai fondi comunitari all’agricoltura e le aliquote Iva. I politici ascoltano molto Coldiretti non solo per gli 1,6 milioni di aderenti dichiarati, ma anche per la capacità di Coldiretti di orchestrare una comunicazione martellante con giornalisti e media. Prandini ha rafforzato il ruolo della costola Filiera Italia, cosiddetto “luogo di incontro tra produttori agricoli e industria” e con l’adesione di grandi imprese. Negli ultimi anni la costola Filiera Italia ha messo ancora più in ombra Federalimentare, organizzazione degli industriali di Confindustria, aprendosi un corridoio privilegiato con le istituzioni.

Carlin Petrini

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Se qualcuno pensava che in questi ultimi anni il vino e tutto ciò che gli ruota attorno interessasse meno Carlo Petrini, il fondatore e presidente internazionale di Slow Food, è stato costretto a ricredersi. Perché con Slow Wine Fair, l’organizzazione con sede a Bra si è ripresa la scena. E Petrini ha ricominciato a intervenire sul tema vino. In un articolo scritto per Repubblica nel marzo scorso Petrini ha spiegato: “È entusiasmante notare come sia sempre più centrale il fatto che si sia usato il diserbante o meno tra i filari, oppure l’attenzione che il vignaiolo pone nel preservare la vitalità dei suoli rifiutando i concimi chimici“. Non solo. La crisi internazionale ha riacceso di colpo aspetti molto cari a Slow Food, dalla sovranità alimentare alla tutela delle economie locali. Tutte questioni che non sarà possibile più ignorare. E tutto questo oggi ridà nuovo smalto alle idee di Carlin Petrini il quale traccia uno scenario sull’enologia mondiale che “non sarà più dominata solo ed esclusivamente dai marchi o dalla lotta sui prezzi, ma entrerà in gioco una differente sensibilità sia tra gli appassionati sia tra i produttori”. Chi ha voglia di contraddirlo?

Francesco Liantonio

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Produttore e proprietario di una delle più importanti cantine del Sud Italia; vice presidente di Federdoc; amministratore delegato di una delle società specializzate in acquisizioni rilevanti di aziende vitivinicole sparse in tutta la penisola; e soprattutto il presidente di Valoritalia che vuol dire la certificazione dell’85 per cento di tutte le denominazioni Docg, Doc e Igt. Le quotazioni di Francesco Liantonio sono decisamente in rialzo. Chi lo conosce ne apprezza i modi affabili, le buone relazioni nei palazzi che contano, il tatto diplomatico, la grande quantità di lavoro che riesce a gestire. Partiamo dal colosso Valoritalia e la gestione di 250 dipendenti e 1.200 collaboratori e un fatturato di oltre 35 milioni. Significa controllare i lotti di un miliardo di bottiglie. Un potere enorme. Liantonio è al fianco di Sergio Dagnino nel progetto di Prosit, società che sta acquisendo quote di maggioranza di un bel po’ di cantine dal Veneto all’Abruzzo, dalla Toscana alla Puglia. Poi c’è Torrevento, l’azienda di famiglia a Corato: 600 ettari di vigneti, di cui oltre un terzo di proprietà, recenti acquisizioni nel sud della Puglia e dieci milioni di bottiglie. What else?

11

Luca Rigotti

È fresco di nomina alla presidenza del Gruppo di lavoro vino del Copa Cogeca, un’organizzazione di rappresentanza agroalimentare europea. In Italia è coordinatore vino di Alleanza cooperative agroalimentari. Rigotti, 56 anni è dal 2012 presidente del Gruppo Mezzacorona. Ma qui ha un ruolo proprio perché rappresenta il mondo delle cantine sociali. Il vino della cooperazione vale il 58 per cento della produzione nazionale a volume e l’export vale circa 2 miliardi. Mentre il fatturato complessivo è di circa 4,8 miliardi.

12

Riccardo Ricci Curbastro

È presidente della FederDoc al suo ottavo mandato e non crediamo che si ricandiderà ancora alla guida di una federazione che raggruppa la stragrande maggioranza delle denominazioni italiane. Ha il merito di avere tenuto coeso il gruppo difendendo gli interessi delle doc italiane. Oggi è anche presidente di Equalitas, un’organizzazione in forte crescita che mette al centro la sostenibilità delle aziende vitivinicole. È un incarico che continuerà a svolgere. Lo vedremo ancora nelle stanze che contano.

13

Stefano Patuanelli

Ingegnere edile, 48 anni, il suo arrivo al ministero delle Politiche agricole ha creato non poche perplessità tra gli addetti ai lavori. Proveniva dal ministero dello Sviluppo economico. Ha affidato la delega al vino al sottosegretario Gian Marco Centinaio e ha tenuto per sé gli enti vigilati, tra cui Agea e Pac, zootecnia e comparto lattiero caseario. Lo scorso novembre ha annunciato che la Francia avrebbe potuto fare un passo indietro rispetto al Nutriscore, ma la notizia, inverosimile, non ha ancora trovato riscontro. Di passaggio.

14

Matilde Poggi

7 

Dopo nove anni ha lasciato la presidenza della Federazione italiana vignaioli indipendenti (Fivi) ma resta in campo perché dal 2021 è a capo di tutti i vignaioli europei (Cevi), prima volta di un’italiana alla guida di un organismo che può fare moltissimo per tutelare la categoria. Siamo convinti che la Poggi porterà un grande contributo incoraggiata dai risultati ottenuti in Italia. La Fivi oggi non può essere ignorata nei tavoli che contano, tuttavia registriamo alcune fibrillazioni all’interno dell’associazione che non fanno bene.

15

Oscar Farinetti

10 

Per il patron di Eataly l’emergenza sanitaria ha rappresentato un momento difficile sia in Italia che all’estero. Tuttavia resta uno dei player più influenti per il vino italiano, soprattutto all’estero, grazie anche al fatto di essere un produttore proprietario di numerose cantine. La sua capacità di narrazione resta altissima. Così come la sua capacità di visione. Molto suggestiva la sua idea di trasformare l’Italia in un grande Paese dove tutto ciò che arriva dalla terra sia biologico. Dovremmo cominciare a pensarci. Non è impossibile.

16

Francesco Saverio Abate

Francesco Saverio Abate è a capo del Dipartimento delle politiche competitive e della qualità agroalimentare. Un dipartimento di quelli dove la politica vuole mettere il naso molto spesso. Nomine, fondi per la promozione di cui il vino è grande beneficiario soprattutto nei Paesi al di fuori dell’Unione europea, la gestione del comitato nazionale vini, i contratti di filiera e tanto altro ancora. Materie delicate e complesse. Ad Abate il compito di dipanare le matasse e trovare il giusto equilibrio.

17

Matteo Lunelli

24 

La reazione è il mio forte. Si potrebbe riassumere in due battute l’ultima evoluzione di Matteo Lunelli, regista del gruppo Lunelli-Ferrari. In realtà è un pianificatore a tutto tondo, nella quotidianità come nell’emergenza. Dopo la tempesta perfetta del 2020, costato al gruppo 20 milioni di ricavi su 107, quest’anno dovrebbe avvicinarsi ai livelli del 2019. Nel frattempo, con Ferrari Trento è diventato sponsor del Circus Formula 1 e ha brandito il soft drink all’italiana Cedral Tassoni. Da dipanare la matassa Bisol. Top manager.

18

Vittorio Cino

Il direttore generale di Federvini è un professionista di lungo corso specializzato in lobbying, public affairs e relazioni con la comunità. Con il suo arrivo è migliorata la comunicazione con l’esterno con una maggiore presa negli ambiti istituzionali che contano. Per esempio nel lavoro di lobbyng sugli eurodeputati chiamati a votare gli emendamenti De Castro-Dorfmann alla relazione sulla lotta al cancro della commissione parlamentare Beca. O nella richiesta di avere un proprio membro nel Comité Vins. Rigeneratore.

19

Angelo Frascarelli

Nel 2021 è diventato presidente di Ismea, l’istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, È professore associato presso la facoltà di Agraria dell’Università di Perugia. Ismea è un posto ambito, osservatorio privilegiato per capire le dinamiche del mondo agroalimentare italiano. Questi uffici sono una sorte di “cassaforte” del ministero grazie a numerosi finanziamenti da gestire. Ma i più informati dicono che Frascarelli ha le carte in regola per portare avanti il lavoro fatto dal suo predecessore, Enrico Corali.

20

Sergio Dagnino

La seconda vita dell’ex dg di Caviro passa da Prosit, società del fondo di private equity Made in Italy Fund. In portafoglio la Cantina di Montalcino (comprata 2 volte), la pugliese Torrevento, l’abruzzese Nestore Bosco, la veneta Collalbrigo e una quota di Votto Vines, importatore americano di vini. Quale il progetto di Dagnino? Aggregare cantine a gestione familiare con prodotti regionali di qualità. Agli americani il compito di venderli. Funzionerà nell’arco d’investimento di 3-4 anni? Dal Tavernello al private equity.

21

Felice Assenza

Fresco di nomina a capo del dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari, prima in mano a Stefano Vaccari, diventato direttore generale del Crea. Il suo ruolo è tanto importante e strategico, quanto delicato. Non sarà facile liberarsi del “fantasma” di Vaccari che aleggia ancora da queste parti. Soprattutto in questo momento in cui l’Italia è molto attiva nel campo dei controlli sull’agroalimentare. Nessuno al mondo fa così tanti controlli quanto noi.

22

Alberto Mazzoni

Uno dei più navigati direttori di consorzio del vino e sicuramente il più longevo con i suoi 22 anni di Istituto marchigiano tutela vini. Profondo conoscitore dei meccanismi associativi e promozionali, è anche uno dei membri (riconfermato) del Comitato nazionale vini Dop e Igp. L’Imt ha il merito di aver dato grande impulso all’associazionismo di una piccola regione fino a rappresentare buona parte del vitivinicolo (652 soci e l’89% dell’imbottigliato). È poi arrivata la visibilità, anche internazionale, per molte delle sue 16 Doc.

23

Luigi Polizzi

31 

Luigi Polizzi è dal gennaio 2021 un dirigente generale nell’ambito del nuovo assetto che è in corso proprio al ministero delle politiche agricole. Prende il posto di Felice Assenza. È stato per 13 anni a Bruxelles, una lunga esperienza che gli ha consentito di conoscere nel profondo le dinamiche delle politiche comunitarie. Una competenza non comune. Si occupa di accordi internazionali in campo agricolo e gestisce fondi per oltre 3 miliardi di euro dove il vino ha una fetta significativa. Un compito delicato e importante.

24

Stefania Saccardi

L’instancabile vice presidente della Regione Toscana e assessore all’agricoltura ha mediato fino all’ultimo per scongiurare la defezione del Consorzio del Brunello dalle Anteprime di Toscana. L’ultima edizione, dello scorso marzo, si è celebrata, secondo gli organizzatori, senza perdita d’interesse dei media. Saccardi ha sempre dichiarato di voler recuperare la partecipazione del Brunello mentre i consorzi premono per il cambiamento. L’assessore è sempre in prima linea nel sostegno del food&wine toscano. Pasionaria.

25

Corrado Casoli

22 

È il presidente dell’azienda leader per fatturato, Cantine Riunite&Civ e di Gruppo italiano vini che, insieme, nel 2020 hanno realizzato vendite per 581,3 milioni di euro. Le bottiglie sfiorano 210 milioni. Cantine Riunite&Civ è un gigante cooperativo composto da circa 1.500 soci viticoltori che lavorano 4.600 ettari di vigneti. Poi ci sono le cantine sparse per l’Italia da Nord a Sud, 15 brand che raggruppano la diversità del bere italiano. Una realtà sensibile alla qualità e alla voglia di crescere all’estero. Grandi numeri.

26

Francesco Giovannini

23 

I numeri sono più che confortanti. Malgrado l’emergenza sanitaria i risultati dell’anno appena passato del gruppo Mezzacorona suggellano una buona performance. Il fatturato sfiora i 197 milioni con un +1,5 per cento e l’utile netto cresce di oltre il 30 per cento attestandosi a quota 3,2 milioni di euro. Ai soci sono stati liquidati ben 67 milioni e mezzo, in pratica quasi 19 mila euro ad ettaro. Usa primo mercato ed export ad oltre l’80 per cento. Francesco Giovannini, direttore generale, può essere più che soddisfatto.

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Gianni Bruno

26 

Manager della vecchia guardia di Veronafiere (da 35 anni) e direttore commerciale del wine & food da un decennio. Buona la ripartenza di Fieragricola nonostante lo spostamento da gennaio a marzo e ottime le prospettive per Vinitaly: precede i tedeschi di ProWein di oltre un mese e con numeri che premiano la tenacia del management. Convincono soprattutto i numeri dei buyer esteri, la variabile strategica: 680, di cui 130 dagli Stati Uniti. L’incoming vale un investimento di 3 milioni. Per il resto sold out degli spazi.

28

Giuseppe Liberatore

È il direttore generale di Valoritalia con un curriculum di lungo corso. Dopo essere stato uno dei personaggi deter- minanti del rilancio del Chianti Classi- co di cui è stato a lungo direttore del Consorzio, oggi guida una corazzata della certificazione dell’85 per cento delle denominazioni italiane. Un lavoro lungo, complesso che richiede compe- tenza, celerità, precisione. Nei prossimi piani il via a un progetto di internazio- nalizzazione che accompagni sempre più le aziende italiane all’estero. E c’è grande attenzione anche al bio.

29

Stevie Kim

Infaticabile. Rapidissima. Wine oriented sempre di più. È il ponte del Vinitaly verso il resto del mondo. Con una mentalità anglosassone che per noi italiani qualche volta appare spiazzante. Stevie Kim continua ad avere un grande merito: quello di aver creato una grande squadra di ambasciatori del vino italiano nel mondo con la sua Vinitaly International Academy. Questa sua creatura cresce, si fa apprezzare e sta diventando un riferimento imprescindibile. Certo, deve fare i conti con certe lentezze italiote ma lei è testarda.

30

Angiolino Maule

37 

Nella galassia dei produttori cosiddetti naturalisti, talvolta presi da troppe certezze, è l’unico a parlare chiaro, a non temere confronti, a non sottrarsi alle domande anche quelle più complesse, a seguire con coerenza, qualche volta disseminata da dubbi, il suo progetto nel produrre vino senza compromessi con l’ambiente. La sua esperienza di vignaiolo dimostra che è possibile fare bene anche in circostanze complicate, vedi alla voce grandine che distrugge il raccolto. E poi c’è sempre la fiera di VinNatur. Imperdibile.

31

Massimo Romani

L’ad di Botter e Mondodelvino gestisce il player privato n. 1 (ricavi intorno ai 350 milioni) che fa capo al fondo di private equity Clessidra. L’obiettivo è di crescere ancora, forse nelle Doc del Centro Italia. Romani è stato cooptato dalla famiglia Botter e poi confermato dalla nuova proprietà. Ora però ha il compito di coniugare gli obiettivi di un fondo d’investimento con quelli del mondo del vino. Anche se, come succede in questo tipo di investimenti, Clessidra ha rilevato essenzialmente impianti e non vigneti e immobili.

32

Beniamino Garofalo

L’ex dg di Ferrari Trento è entrato in Santa Margherita in punta di piedi, dopo l’uscita di Ettore Nicoletto, in carica da 16 anni. E nonostante la pandemia ha ottenuto ottimi risultati, insieme a un margine industriale al massimo storico e un patrimonio aziendale rafforzato. Dopo aver annunciato un rilancio degli investimenti, Garofalo ha messo a segno una doppia acquisizione: una in Maremma, Cantina Pieve Vecchia, e una negli Usa, Roco Winery. Ma Garofalo e la famiglia Marzotto puntano molto più in alto. Top manager in ascesa.

33

Carlo Ferro

Il sessantenne presidente dell’Agenzia Ice ha contribuito alla ripartenza del processo d’internazionalizzazione delle imprese dopo il covid. È corteggiato dai quartieri fieristici: il suo interesse si traduce in incoming di buyer e successo degli eventi. Una sorpresa le indiscrezioni su una lettera inviata dal Comitato fiere industria di Confindustria (non smentita) al ministro Luigi Di Maio, in cui il presidente Massimo Goldoni lamenterebbe un eccesso di protagonismo di Ferro rispetto al compito istituzionale di Ice. Fulminati.

34

Giovanni Manetti

Il Chianti Classico si fa in 11 e Manetti ne è il timoniere. La ricerca del valore passa dalla tracciabilità del vino oltre che dalla qualità e il presidente del Consorzio del Gallo Nero ha lanciato la sfida con la divisione del territorio in 11 Uga, aree ristrette omogenee da riportare in etichetta con il borgo. Per ora, solo per la Gran Selezione. Per Manetti bisogna trasferire più territorio nella bottiglia e dare più valore ai viticoltori. La performance del Chianti Classico è tra le migliori del 2021 e del primo bimestre 2022. Navigatore.

35

Gabriele Papa Pagliardini

Il direttore di Agea, Agenzia per le erogazioni in agricoltura sta vivendo un momento difficile. Non solo la carenza di personale ma anche una gestione complessa del sistema degli aiuti all’agricoltura. Tuttavia c’è anche un inizio di utilizzo delle tecnologie digitali che mostra il potenziale per tagliare pastoie burocratiche e tempi dei pagamenti. Agea, però, è solo la parte finale di una catena più lunga, composta dai regolamenti comunitari, scelte nazionali e decreti ministeriali fino all’attuazione dei Psr nelle regioni.

36

Stefano Zanette

33 

Il presidente del Consorzio del Prosecco Doc, 61 anni, ne ha passate di tutti i colori. C’è stato un periodo in cui i produttori di Prosecco erano additati come avvelenatori dell’ambiente e accusati di spruzzare pesticidi anche in prossimità di case e scuole. Poi è arrivato la svolta green del Consorzio: stop al glifosato e da quest’anno via alla sostenibilità ambientale di Equalitas. Sul fronte commerciale il Prosecco è diventato un successo mondiale con 628 milioni di bottiglie nel 2021. Azzeccatissima l’idea del Rosé. Frizzante.

37

Matteo Ascheri

44 

Il 2021 è stato un anno favorevole per il Consorzio di Tutela del Barolo Bar- baresco Alba Langhe e Dogliani. Il 15 per cento in più di vini prodotti e un totale di 65 milioni di bottiglie rassicu- ra un po’ tutti. Ascheri è stato anche protagonista di una presa di posizio- ne sulla gestione di Piemonte Land per una migliore rappresentatività dei consorzi. Si attendono gli esiti. E tra qualche giorno il consorzio volerà a Los Angeles per un mega evento che porterà i rossi piemontesi nella West Coast. Il vento è in poppa.

38

Fabrizio Bindocci

Il Brunello di Montalcino sta vivendo una stagione d’oro. Complici sicuramente alcune annate molto buone. Ma è innegabile che il merito va anche alla governance del consorzio dove è tornato alla guida Fabrizio Bindocci. Al quale va riconosciuto anche il coraggio di staccarsi dalle anteprime toscane e proseguire in solitudine negli eventi dedicati ai giornalisti. Qualcuno ha storto il muso ma il tempo gli sta dando ragione. La produzione è in crescita, l’export va a gonfie vele così come il valore. Meglio di così…

39

Silvano Brescianini

38 

Dovrebbe essere riconfermato alla guida del consorzio della Franciacorta tra qualche settimana. Cambio di guardia invece alla direzione poiché Giuseppe Salvioni lascerà l’incarico. Produzione più che soddisfacente: le bottiglie di Franciacorta hanno superato nel 2021 quota 20 milioni e il 2022 si annuncia promettente. L’export resta ancora un po’ basso, intorno al 10 per cento. Il 2022 vedrà anche il ritorno degli eventi, un campo dove il Consorzio è molto performante. E poi c’è l’accordo con Michelin. Niente male.

40

Oreste Gerini

35 

Oreste Gerini, toscano, è dirigente generale della promozione della qualità agroalimentare, con un passato alla direzione delle Icqrf, meglio conosciuta come la “repressione frodi”. È il braccio operativo del dipartimento diretto da Francesco Saverio Abate. Dai finanziamenti che riguardano il biologico, passando per i progetti di filiera, fino alla promozione. Infine la protezione e promozione dei prodotti a indicazione geografica Dop, Igp e Stg. Non solo sul mercato italiano, ma anche in quello europeo e internazionale. Decisivo.

41

Ruenza Santandrea

5 

Una donna alla guida di un consorzio dal grande potenziale inespresso: i vini di Romagna che spaziano tra colline e costa, tra vitigni a bacca bianca come l’albana e il rosso sangiovese. Ruenza Santandrea non è più alla guida dell’alleanza delle cooperative ma il suo piglio energico si sente anche qui. Primo obiettivo mettere ordine a un disciplinare molto articolato, poi dare valore al vino e sposare il binomio con la cultura. Oggi il consorzio raggruppa 116 aziende. I risultati, siamo certi, non tarderanno ad arrivare.

42

Igor Boccardo

Il ceo di Genagricola è forse il top manager che farà assumere a Generali un peso adeguato anche nel business del vino. Boccardo, laurea in chimica e 15 anni trascorsi nei beni di largo consu- mo, ha dato una sterzata alla strategia delle Tenute del Leone Alato (spin off di Genagricola) che ha in portafoglio 5 tenute di proprietà. Recentemente ha siglato un accordo di distribuzione con la sarda Cantina Dettori e la pugliese Cantina Fiorentino. L’acquisizione di cantine sembra una via obbligata. Storia da scrivere.

43

Luca Zaia

21 

Grande paladino del vino veneto, il governatore continua ad avallare le richieste dei Consorzi sia quando chiedono provvedimenti espansivi che restrittivi. Ha seguito con attenzione la crescita di Veronafiere e Vinitaly e, dopo le elezioni del 2020, aveva proposto la formazione di un fantasioso polo fieristico veneto trainato da Verona e con Padova, Vicenza e Longarone. La proposta è rimasta lettera morta. Zaia non si è visto nel duro confronto dell’anno scorso tra gli azionisti di Veronafiere. A corrente alternata.

44

Alessandro Mutinelli

Il wine top manager del 2021 è sicuramente il ceo di Italian wine brands, Alessandro Mutinelli. La società, quotata alla Borsa di Milano, ha acquisito l’intero capitale di Enoitalia dalla famiglia Pizzolo. Che dichiara di essere il secondo produttore di Prosecco nonché big di vini frizzanti e fermi. Mutinelli sottolinea che Iwb è il primo gruppo vitivinicolo privato per dimensione, con ricavi aggregati di 409 milioni di euro. Inoltre, lo scorso dicembre ha fatto un boccone dell’importatore americano Enovation Brands. Scattista.

45

Antonio Rallo

46

Il presidente della Doc Sicilia ha il grande merito di aver gestito la complicata introduzione delle fascette anticontraffazione su tutte le etichette col marchio della denominazione. Anche se non manca qualche malumore ma è fisiologico. Il vento è favorevole anche sul numero di bottiglie prodotte. Siamo oltre i cento milioni. Bene la promozione all’estero, trascurata quella nell’isola che si dà un po’ per scontata. Mentre resta irrisolto il tema del valore medio del vino siciliano. Ancora troppo basso. Ci vorrà tempo.

46

Silvana Ballotta

50 

Alla guida della Business Strategies, Silvana Ballotta ha il privilegio di potere tastare il polso alla capacità del vino italiano di stare nel mondo. La sua azienda ha un know how di tutto rispetto nei processi di internazionaliz- zazione. Competenza, esperienza, professionalità, visione sono i punti forti. Ma oggi BS è tenuta a fare i conti anche con un clima mondiale che sta mutando rapidamente e forse in peggio. Ciò nonostante siamo certi che la Ballotta avrà la capacità di riservarci nuove belle sorprese ampliando i suoi obiettivi.

47

Albiera Antinori

È il nuovo presidente del gruppo vini di Federvini, ma soprattutto il presidente del Consorzio di Bolgheri. Una poltrona dalla quale ha celebrato recentemente i risultati di una Doc relativamente giovane (meno di 30 anni) che è riuscita ad ottenere, piazzandosi ai primi posti, nelle principali classifiche internazionali. E poi l’appello alle istituzioni per una burocrazia meno soffocante. Infine la proposta di unirsi nel percorso continuo di sostenibilità che è il principio che accomuna, senza distinzioni, i produttori. Ecumenica.

48

Roberta Corrà

45 

Il dg del Gruppo italiano vini ha guidato il gruppo cooperativo fuori dalla tempesta perfetta. Nel 2021 i ricavi consolidati sono rimbalzati a 422 milioni, superiori ai 406 del 2019. Anche se nell’anno della pandemia la flessione era stata contenuta nel -3,2%, forse per la frammentazione delle esportazioni in ben 88 paesi. Oggi l’export rappresenta il 70% del fatturato. Giv controlla 14 cantine di proprietà e in portafoglio vanta 14 marchi principali. L’anno scorso Corrà è stata cooptata al vertice di Italia del Vino. Cooperatrice.

49

Daniele Cernilli

51 

È sempre uno dei massimi degustatori in Italia e in Europa. Stimato da moltissimi produttori tanto che la sua autorevolezza è immutata nel tempo e le sue attività editoriali non hanno conosciuto intoppi. Anche negli ultimi due anni dominati dall’emergenza sanitaria è rimasto sul pezzo con la sua guida e le attività a corredo. I suoi road show in giro nel mondo sono sempre ben frequentati sia dalle cantine sia dagli avventori. Ultimo colpo significativo la consulenza per il gruppo NaturaSì per diffondere la cultura del vino.

50

Giovanni Geddes da Filicaja

Dopo un anno di purgatorio, causa pandemia, l’amministratore delegato di Frescobaldi, Giovanni Geddes da Filicaja, riporta in paradiso la società toscana. Nel 2021 crescita a due cifre e ricavi superiori al 2019. La festa continua anche in questo scorcio di 2022 nonostante il marasma di dogane e trasporti negli Stati Uniti, primo mercato estero. Geddes ha messo una croce sul mercato russo, tranne che per i clienti che paghino in anticipo e in euro/dollari. L’azienda ha un polmone finanziario rilevante. A caccia.

51

Carlo Ferrini

56 

Elogio della sottrazione. Uno dei winemaker più apprezzati in Italia e all’estero, autore di vini prestigiosi ed oggi lui stesso produttore con Podere Giodo tra Montalcino e l’Etna ha ridotto il numero di alcune consulenze. Lodevole scelta in un momento in cui tutti corrono per incrementare le occasioni di lavoro. Resta solida la sua capacità di interpretare i vari terroir tirando il meglio dall’uva e realizzando bianchi e rossi buonissimi. Nell’azienda di famiglia da registrare la presenza sempre maggiore della figlia Bianca.

52

Alison Napjus

Alison Napjus e Bruce Sanderson sono le colonne portanti di Wine Spectator in Italia. Ma mentre Sanderson segue da molti anni Piemonte e Toscana, le regioni più famose nel resto del mondo, Usa compresi, la Napjus segue tutto il resto d’Italia che sui vini di qualità sta crescendo molto. Lo dimostra anche l’incremento di alcune aziende del Centrosud ad Opera Wine. Inutile dire quanto sia ancora importante essere recensiti su Wine Spectator. Un buon articolo apre le porte del più importante mercato estero del vino italiano.

53

Monica Larner

75 

È sempre sul pezzo la corrispondente italiana di The Wine Advocate, il giornale fondato da Robert Parker e oggi del gruppo Michelin, vera bibbia per i winelover di tutto il mondo. Tutti la cercano e tutti vorrebbero farle assaggiare i propri vini e questa la dice lunga su Monica Larner. Una sua recensione può aiutare molto la reputazione di un vino. Non è passato inosservato il punteggio di 100/100 assegnato a due Brunello di Montalcino 2016: Madonna delle Grazie de Il Marroneto e Gianni Brunelli – Le Chiuse di Sotto.

54

Paolo Panerai

27

Il giornalista-fondatore di Class Editori continua la sua appassionata partita doppia tra editoria e vino con le tenute fra Toscana e Sicilia. Il vino è forse più redditizio dell’editoria che attraversa una crisi storica a livello generale. L’editore controlla anche Gambero Rosso, la piattaforma multimediale e multicanale del food & wine made in Italy, che ha appena stretto una partnership con Krombacher, leader nella produzione di birra premium in Germania. In agenda numerosi eventi in Italia e all’estero. Giornale e calice.

55

Hans Terzer

Un fatturato che cresce del 5 per cento con oltre 2 milioni di bottiglie vendute dove l’Italia è il principale mercato e un 30 per cento destinato all’export sono i numeri di Cantina di San Michele Appiano, la cooperativa sociale più grande dell’Alto Adige con 320 soci viticoltori e 385 ettari coltivati. I traguardi incoraggianti sono anche merito di Hans Terzer che è il winemaker e lo stratega dell’azienda. Il 2022 dovrebbe essere un ulteriore anno di crescita e si punta a raggiungere un fatturato di 23,6 milioni di euro. Dinamico.

56

Roberto Luongo

Anno importante per Roberto Luongo, dirigente generale di Ice, l’agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Luongo, nominato direttore generale nel 2018, quest’anno va in scadenza. Una sua riconferma appare scontata forte degli oltre 40 anni di esperienza maturata proprio all’interno dell’organismo che favorisce il consolidamento e lo sviluppo economico-commerciale delle nostre imprese sui mercati esteri. Conosce i mercati mondiali e sa gestire benissimo le strategie di promozione.

57

Lorenzo Tersi

98

Nell’epoca della finanza d’impresa emergono gli specialisti. Tersi, alla guida di LT Wine & Food Advisory, è il consulente di punta del vino: ha realizzato operazioni di M&A e ha previsto l’arrivo degli investimenti finanziari nel business vitivinicolo. È membro del cda di Masi e consulente dei Consorzi del Chianti, di Bolgheri e del Morellino di Scansano. “C’è una liquidità enorme in cerca di opportunità ma l’offerta di cantine non è adeguata. Tuttavia nel biennio 2022/23 si realizzeranno numerose operazioni di M&A”. Visionario.

58

Priscilla Incisa della Rocchetta

52 

Il 98/100 assegnato da Monica Larner all’annata 2019 del Sassicaia ha scosso gli animi. Il vino è già introvabile. Forse non raggiungeremo i livelli della 2015 e della 2016, due millesimi spettacolari, tuttavia ci siamo vicini. Priscilla Incisa della Rocchetta, figlia di Niccolò, è sempre più alla guida del timone di Tenuta San Guido e può contare su un team affiatato e su un direttore generale come Carlo Paoli di grande efficienza. La vera difficoltà sarà mantenere questi standard di grande eccellenza invidiati da tutto il mondo.

59

Enrico Gobino

Direttore marketing di Mondodelvino da 14 anni ha mantenuto lo stesso incarico anche dopo l’acquisizione della società della famiglia Martini da parte di Botter. Gobino, 41 anni, dichiara che è cambiato poco e che l’assetto produttivo e organizzativo è rimasto immutato: le due aziende sono separate, tranne che per la proprietà. Non ci sono ancora i dati definitivi, ma nel 2021 Mondodelvino ha guadagnato vendite a due cifre rispetto all’esercizio precedente. Puntando però più sul valore che sui volumi, quasi invariati. Comunicatore.

60

Ian D’Agata

È uno dei critici italiani del vino che può vantare una fama internazionale. Da poco tempo è Editor-in-Chief di “TerroirSense Wine Review”, un sito in lingua inglese e cinese attraverso cui Ian D’Agata contribuisce a far conoscere nel mondo degli appassionati le migliori etichette italiane, raccontando terroir, vitigni e produttori. Riscuote una certa risonanza la sua Best Italian Wines, una classifica che mette in fila i vini più buoni. L’ultima del 2021 ha premiato nei primi sei posti cinque Brunello. Stregato da Montalcino.

61

Graziana Grassini

Graziana Grassini, biologa ed enologa di parecchie cantine italiane (e consulente anche per il Sassicaia) mette a segno due colpi importanti. Dallo scorso autunno è entrata a far del Comitato nazionale vini su nomina del ministro; e sempre dallo scorso anno è anche consulente di Casanova di Neri, una delle aziende più famose di Montalcino. Toscana di Follonica, oggi spazia da Nord a Sud, sempre in punta di piedi ma molto concreta nel far raggiungere risultati soddisfacenti alle cantine. Ci aspettiamo ulteriori progressi.

62

Massimo Tuzzi

Dal Prosecco al Franciacorta. L’ex am- ministratore delegato di Zonin è stato chiamato a sbrogliare la matassa di Terra Moretti. Un compito complesso che riguarda i brand Bellavista e Contadi Castaldi, quelli toscani di Petra, Teruzzi e La Badiola e i vini sardi di Sella & Mosca. Il manager, 49 anni a giugno, ha subito dato una sterzata manageriale a una struttura troppo familiare. I primi risultatati sono buoni, ma la sfida continua. All’attenzione di Tuzzi c’è anche l’equilibrio finanziario e la sostituzione del socio cinese. Sotto la lente.

63

Sandro Gini

53 

Il Soave cerca un rilancio attraverso le Uga, le unità geografiche aggiuntive, attive dal 2018. Sono 33 ma non tutte le aziende ne hanno fatto ricorso ad oggi. Sandro Gini, presidente riconfermato lo scorso anno alla guida del Consorzio, ha le idee chiare sul futuro della denominazione e deve fare i conti con un territorio vasto, ben 7 mila ettari, e una produzione di circa 50 milioni di bottiglie (lieve incremento sull’anno precedente), mentre cresce forse troppo lentamente il valore medio. C’è da lavorare ancora.

64

Elvira Bortolomiol

Una donna alla presidenza per ricucire i rapporti sfilacciati in un Consorzio tra i più litigiosi d’Italia. E con l’insediamento della Bortolomiol al vertice del Consorzio del Prosecco Conegliano Valdobbiadene, la prima volta a guida femminile, è arrivato anche il direttore generale Diego Tomasi, carica vacante da anni per il gioco dei veti incrociati. La neo presidente arriva da una famiglia che ha contribuito al boom del Prosecco nel mondo. Ora si propone di tutelare e valorizzare quel territorio patrimonio Unesco. Pacificatrice.

65

Toni Scilla

Da poco più di un anno occupa la poltrona di assessore siciliano all’Agricoltura e quindi gestisce le politiche del vino di una delle regioni-guida in Italia. L’isola per esempio è quella che ha la più alta dotazione di fondi comunitari. Ha preso a cuore il suo incarico e sta lavorando per facilitare l’accesso ai sostegni economici e guarda con grande attenzione al mondo del vino. Dialogo aperto con l’Istituto regionale vino e olio (Irvo), c’è anche la sua regia nella gestione delle fascette anticontraffazione della Doc Sicilia.

66

Chiara Lungarotti

Nell’Umbria del vino la bandiera di Lungarotti sventola forte. L’attenzione all’ambiente e alla biodiversità, i 250 ettari di vigneti fra Torgiano e Montefalco, un fatturato di tutto rispetto che sfiora i 10 milioni, un export che vale oltre il 40 per cento dei ricavi sono i numeri essenziali. L’enoturismo è anche un asset molto forte che continua a riscuotere successo. Portata sempre sugli scudi da Wine Spectator, il che non guasta. Mentre si affaccia il passaggio generazionale che potrà garantire continuità a una storia di successo.

67

Paolo Castelletti

57 

Il direttore di Unione italiana vini è il regista di un’associazione diffusa che spazia dai tavoli romani a Bruxelles e Strasburgo. La padronanza della materia è un elemento fondamentale nell’operare quotidiano, ma anche la capacità di fare lobby. A questo proposito va ricordata l’operazione di moral suasion condotta da Castelletti sugli europarlamentari italiani chiamati ad esprimersi sugli emendamenti De Castro-Dorfmann alla relazione Beca sul Beating cancer plan dell’Unione europea. Vittoria non piena ma importante.

68

Antonio Galloni

67 

È sempre un riferimento soprattutto nel mercato statunitense. Il suo è un lavoro di informazione e di recensioni tutto digitale con numeri di abbonati molto alto che tocca decine e decine di Paesi in tutto il mondo. Con il suo Vinous che, nel 2023, celebrerà i dieci anni dalla fondazione, racconta con costanza, grazie a un affiatato team di collaboratori esperti, i migliori vini italiani. Qualcuno sostiene che sia un po’ troppo Barolo oriented e guardi solo ai vini di nicchia. Sarà una questione di gusti.

69

Gino Colangelo

Gino Colangelo è il titolare di una delle più importanti agenzie di pubbliche relazioni a New York, oggi tra quelle più corteggiate da cantine e consorzi italiani. Sarà perché apprezza il vino di qualità, sarà perché ha origini italiane, Gino oggi è un riferimento per chi vuol farsi conoscere nei mercati statunitensi. Ha chiuso importanti accordi con alcuni consorzi italiani. Nel 2020 e anche quest’anno è stato il partner organizzativo degli eventi più importanti del Barolo. Scommettiamo che il suo ruolo è destinato a crescere ancora.

70

Christian Marchesini

Un 2021 da incorniciare per il vino in Valpolicella e per Marchesini, 48 anni, perito agrario, dal 2020 presidente del Consorzio della Valpolicella. Grazie allo stop imposto dal Consorzio alla crescita dei vigneti e al taglio delle rese, la Denominazione è tornata a crescere a due cifre, anche per il trend di mercato favorevole. Rimane sul tappeto il rilancio del vino identitario, il Valpolicella. E Marchesini ha detto che valore, qualità e rilancio del Valpolicella saranno al centro della politica del Consorzio anche quest’anno. Sentimentale.

71

Gabriele Gorelli

Globetrotter, appassionato e competente. Dopo tanto tempo l’Italia ha il suo primo Master of Wine e questo già giustifica la presenza di Gabriele Gorelli nella nostra Wine Power List. La sua impostazione, quando racconta i vini, può apparire un po’ rigida, ma questo deriva anche dallo stile anglosassone della sua scuola di formazione. È uno dei pochi che vede l’Italia del vino da fuori e sa qual è il posto giusto. Oggi tutti lo cercano per dare valore e una nuova lettura alle nostre produzioni. Il futuro è dalla sua parte.

72

Michele Zanardo

È pur vero che dallo scorso anno non è più il presidente del Comitato Nazionale Vini. Adesso è “solo” vicepresidente vicario. Ma i più informati ci dicono che molto lavoro operativo è svolto da lui che adesso affianca il presidente Attilio Scienza. Veneto, enologo, è dal 2008 che fa parte del Comitato e quindi conosce in modo approfondito tutte le dinamiche di questo organismo che decide le sorti di tanti consorzi e relativi disciplinari. È anche presidente della commissione d’appello che giudica i ricorsi ai vini aspiranti doc bocciati.

73

Donato Lanati

69 

Enosis, il centro di ricerca, oggi con diciotto dipendenti, creato da Donato Lanati nel 1990, continua senza tregua il suo lavoro scientifico a sostegno del vino. Oggi le preoccupazioni maggio- ri riguardano i cambiamenti climatici. Senza trascurare la qualità e la soste- nibilità. I vini sopraffatti dal caldo non hanno più armonia e hanno solo tan- nini astringenti. Bisogna iniziare a cor- rere ai ripari, magari studiando meglio la luminosità, ovvero non il colore ma la luce che un vino ci restituisce. È uno dei parametri oggetto dei suoi studi.

74

Marco Sabellico

72 

Marco Sabellico è uno dei tre curatori della guida italiana ai vini più diffusa e più ricercata dai produttori di vino, quella del Gambero Rosso. Gli ambiti Tre Bicchieri non avranno la stoffa di un tempo e non spostano più l’asticella delle vendite di una volta, tuttavia migliorano la reputazione di una cantina e il lavoro che Sabellico realizza insieme a Beppe Carrus e Gianni Fabrizio è sempre di gran valore. Funzionano i vari road show all’estero che stanno diventando vetrine importanti per il vino italiano.

75

James Suckling

94 

Con i 100 punti assegnati al Chianti Classico Gran Selezione Ceniprimo 2018 di Ricasoli, James Suckling ha acceso i riflettori su un terroir della Toscana (che da parte sua non aveva mai avuto un punteggio così alto) ma anche su se stesso. Un modo intelligente per fare notizia. Da Hong Kong, dove ormai vive da qualche anno, racconta attraverso i social un’attività intensa di corsi sul vino per i ricchi cinesi. Ma è seguito un po’ da tutto il mondo. Una classifica sugli influencer lo posiziona al terzo posto. Non male.

76

Nicola D’Auria

Altri due anni di impegno istituzionale per il presidente nazionale del Movimento del Turismo del Vino. D’Auria adesso, avrà il difficile compito di traghettare la sua associazione in questa delicata fase di rinascita e di ripresa dell’enoturismo. La legge approvata gli ha reso la vita un po’ più facile. Ma adesso deve essere in grado di gestire gli eventi su scala nazionale che possano attrarre enoturisti e rendere felici i proprietari delle cantine. Le premesse ci sono tutte, da Cantine Aperte a Vigneti Aperti.

77

Lorenzo Cesconi

L’esordio non è dei migliori. Lorenzo Cesconi, produttore trentino, è da poche settimane il presidente della Federazione italiana vignaioli indipendenti (Fivi) ma pochi giorni dopo l’insediamento ha dovuto gestire la grana di Walter Massa, produttore piemontese, che ha lasciato l’incarico di componente del direttivo con qualche strascico polemico. Se c’è un problema di compattezza dentro Fivi lo scopriremo nelle prossime settimane. Lui ricorre a toni concilianti e si è già messo al lavoro per il futuro di 1.400 soci.

78

Luca Gardini

60 

Tutto genio e sregolatezza. Esagerare è la sua parola d’ordine. In molti dicono che il suo lavoro ha perso di autorevolezza ma in realtà non è così. Luca Gardini continua a sparigliare le carte in più occasioni. Amato e odiato. Il suo lavoro di critico e degustatore del vino rappresenta sempre un trampolino di lancio. Magari non tutti hanno apprezzato l’idea di dare punteggi oltre i 100/100 e qualcuno lo critica perché parla sempre di un ristretto giro di etichette. Eppure, per esempio, il Corriere della Sera è sempre lì ad affiancarlo.

79

Dominga Cotarella

97 

Quello di cedere l’azienda ai figli mentre si è ancora in piena attività è un gesto rarissimo nel mondo del vino ma bisogna dare atto a Riccardo Cotarella e al fratello Renzo di avere azzeccato la mossa. Famiglia Cotarella è un’azienda oggi guidata da Dominga e dalle cugine Enrica e Marta. Per quanto la strada sia spianata e già costruita le Cotarella sisters – così amano definirsi – stanno lavorando con grande determinazione a far crescere fatturato e reputazione. Da registrare anche la lodevole iniziativa della scuola Intrecci.

80

Maurizio Danese

In era pandemica il presidente di Veronafiere e dell’Associazione fiere italiane ha gestito al meglio due maxi patate bollenti. Danese, 60 anni, ha fatto un pressing asfissiante sul ministro del turismo Massimo Garavaglia per ottenere (in deroga al de minimis sugli aiuti di Stato) ristori per le fiere. Per Veronafiere ha gestito la sottoscrizione di un aumento di capitale di 30 milioni, arrivando a un’intesa con il secondo socio Fondazione Cariverona. Nei 6 anni di mandato ha condiviso la crescita internazionale di Vinitaly. Skipper.

81

Kerin O’Keefe

È la corrispondente dall’Italia di Wine Enthusiast, uno dei giornali sul vino più influenti al mondo e pertanto ha un ruolo importante nel promuovere il vino italiano. Chi la segue sostiene che è brava a parlare di cose che gli altri o snobbano o non conoscono e questo le rende merito perché dà spazio a un’Italia del vino meno scontata. La percezione del suo giornale cresce anche grazie ai premi che ogni anno attribuisce alle cantine e ai vini ritenuti migliori in quel momento. Da tenere sott’occhio.

82

Walter Massa

71 

È uno dei produttori più lucidi e visionari del panorama italiano. Ha sottratto all’oblìo un vitigno dato per scomparso come il Timorasso ma questa volta parliamo di lui anche perché ha lasciato l’incarico di componente del direttivo della Fivi, una creatura che lui ha contribuito a far crescere. Sono sorte divergenze di vedute e lui ha preferito uscire di scena. Ma sarebbe un peccato non prendere in considerazione molte delle sue idee sul futuro del vino e sul modo di comunicarlo. La sua genialità non andrebbe sprecata.

83

Renzo Rosso

Mr Diesel ha deciso di accelerare sul vino. Andare oltre la piccola DieselFarm e il 7,5% di quota in Masi Agricola. Quest’ultimo investimento (stimato in almeno 5 milioni) peraltro sterilizzato dal patto di sindacato della famiglia Boscaini che ha inteso spegnere sul nascere ogni tentazione di controllo dell’imprenditore vicentino che nel 2021 ha realizzato nel fashion, con Only the brave, 1,5 miliardi di ricavi e 354 milioni di Mol. Alcuni rumor indicano Rosso determinato al balzo dimensionale mediante acquisizioni. Vino in jeans.

84

Gaja Gaja

Sempre più presente con i fratelli Rossana e Giovanni a rappresentare l’azienda Gaja nelle occasioni pubbliche e in qualche rarissima degustazione. Tutti e tre a pari titolo entrano in questa classifica a rappresentare la nuova generazione di un’azienda dalla reputazione immensa. Immaginiamo che papà Angelo sia un po’ ingombrante, ma a poco a poco disposto a un aperto dialogo sulle scelte e le strategie future. Grandi e piccole cose. Come quella di aprire la cantina alle visite. Non era mai accaduto, è merito dei figli.

85

Alessandro Torcoli

Civiltà del bere è la rivista specializzata italiana dedicata al vino più longeva che ci sia. In tempi di informazione digitale la carta stampata vive una fase di declino, tuttavia la testata diretta da Alessandro Torcoli riesce a diversificare offrendo ai propri lettori contenuti sempre di alto valore senza gli affanni dell’attualità a tutti i costi. Poi Torcoli è anche impegnato nell’organizzazione di eventi a Milano e, a livello personale, impegnato nel perseguire obiettivi autorevoli come il conseguimento del titolo di Master of Wine. Fiduciosi.

86

Luciano Ferraro

Quando c’è qualcosa di importante da raccontare sul vino si muove il Corriere della Sera. E la firma è la sua. Luciano Ferraro, da poche settimane promosso vicedirettore (congratulazioni!), ormai ha consolidato il suo ruolo di winewriter per il più importante giornale italiano che pubblica ogni anno anche una guida. È spesso coinvolto in manifestazioni o presentazioni e quella che era solo una passione ora sta assumendo i contorni di una professione. Peccato che altri giornali generalisti non facciano altrettanto.

87

Antonello Maietta

77 

Da quasi 12 anni presidente dell’Associazione italiana sommelier è ormai il volto di una professione che conta 40 mila associati. Ha da sempre puntato con l’Ais a una formazione completa dell’aspirante sommelier: impossibile comunicare il vino senza una preparazione ferrea. Che ci sia riuscito o no è da vedere, ma vale il messaggio. Classe 1960, sommelier a 19 anni ma economista mancato, Maietta ha totalmente rinnovato “Vitae”, la guida edita dall’Ais che supera 2 mila pagine e recensisce oltre 2 mila aziende. L’istituzione.

88

Massimo Sagna

73 

Arrivano le nuove generazioni ma Massimo Sagna non cambia. Sono arrivati in azienda i figli Leonardo e Carlo Alberto ma il distributore indipendente continua a non cedere alle facili mode. Dopo 94 anni, la società torinese di Revigliasco continua a trattare piccoli volumi di etichette prestigiose e ricercate come intramontabili brand francesi. Dal 1988 è il distributore esclusivo della Maison Louis Roederer oltre che di Romanée Conti. In portafoglio Delamain Cognac, Bas Armagnac Dartigalongue e Graham’s. Immutabile.

89

James Miles

Geniale cofondatore nel 2020 del Liv-ex (London International Vintners Exchange) è il marketplace finanziario di riferimento per collezionisti e investitore di vini pregiati. Da qui passano gli scambi di 550 clienti che comprano e vendono vini di pregio, con 100 milioni di euro in valore di offerta giornaliera. La classificazione Liv-ex suddivide le 16 mila etichette di vini di tutto il mondo in base ai prezzi medi di scambio su Liv-ex e la presenza di etichette italiane è in forte crescita. Finanza & vino.

90

Giampiero Bertolini

Il top manager è il regista del rilancio dell’iconica Biondi Santi. Un piano di sviluppo incentrato nei vigneti ma che spazia dallo sviluppo commerciale al marketing. L’azionista francese Christopher Descours ha coperto le spalle con maxi riserve che garantiscono una lunga fase d’investimento. Bertolini è rimasto sorpreso dalla pronta reazione del mercato, ma giova anche una distribuzione commerciale in 52 paesi. Da registrare la mossa di avere aumentato il prezzo dei vini tirando fuori il potenziale della cantina.Trascinatore.

91

Giancarlo Gariglio

È rimasto l’unico curatore della guida Slow Wine dopo la decisione di lasciare di Fabio Giavedoni. Ma il 2022 per lui è un anno di prospettive nuove. Innanzitutto perché Slow Food ha lanciato la sua prima fiera del vino a Bologna e il suo ruolo è stato determinante per definire gli aspetti organizzativi. La guida ormai dopo un bel po’ di anni resta un riferimento per molte aziende che hanno apprezzato il taglio della narrazione. Più centrata sui territori, sulle storie dei produttori e sui vini più identitari.

92

Heini Zachariassen

Il guru di Vivino ha fondato la piattaforma di e-commerce per capire quali vini acquistare. L’apice del successo lo ha raggiunto durante il primo lockdown: nel 2020 Vivino ha fatturato 265 milioni di dollari. La community di Vivino conta su 30 milioni di utenti. Un riferimento anche per le cantine italiane. La scorsa estate Zachariassen è stato sostituito nella carica di amministratore delegato da Olivier Grémillon, rimanendo però nel cda e mantenendo il ruolo di chief evangelist marketing della società. Profeta.

93

Valentino Sciotti

88 

Il fondatore di Fantini Group punta dritto verso i 100 milioni di fatturato, dai 91 dell’anno scorso, con 28 milioni di bottiglie. Senza la pandemia ci sarebbe già arrivato. La società ha un particolare business model: agronomi ed enologi seguono 12 realtà del Sud e Centro Italia. A cui ha aggiunto, recentemente, la spagnola Finca Fella. Sciotti riesce a cucire, nello stesso tempo, gli interessi dei piccoli viticoltori con gli obiettivi a breve del fondo di private equity di turno: ieri Nb Reinassance, oggi Platinum. Federatore.

94

Piero Mastroberardino

62 

Finito il mandato di presidente del gruppo vini di Federvini è stato rinconfermato al vertice dell’Istituto Grandi Marchi. In azienda Mastroberardino ha ideato il vino Serre di Mulino a Vento per ricostruire il legame dei giovani con il territorio. Nel Cilento, in collaborazione con il comune di Pollica, è stata identificata un’area, a 500 metri, per un impianto di un vigneto dedicato interamente al vitigno Aglianico. Una sperimentazione sulla viticoltura in altura per cercare la freschezza della montagna. Mai domo.

95

Valentino Di Campli

74 

Seguiamo un sentiero già tracciato dalla Borgogna. È quanto ha detto candidamente il presidente del Consorzio dei vini d’Abruzzo ai giornalisti sull’architettura congegnata per ridefinire le articolazioni, anche comunali, delle denominazioni regionali. L’obiettivo dichiarato è quello di guadagnare valore e raddoppiare il peso della Doc. Di Campli ha aggiunto che la credibilità verso il consumatore è legata, per esempio, anche al riportare in etichetta i diversi territori dai quali nasce il Montepulciano. L’onestà al potere.

96

Pietro Mattioni

Il fortunello del Prosecco si chiama Mattioni. Approdato alla corte di Zonin nel novembre 2020, il ceo ha colto in pieno la ripresa del mercato con il boom del Prosecco che costituisce una parte rilevante del fatturato di Zonin1821. L’ex manager di Campari, con il compito di risvegliare un gruppo al palo, ha rifatto quasi completamente la prima linea dei manager. I risultati del primo anno di gestione non sono noti, ma non possono che risultare positivi. La sfida della redditività è nel biennio 2022/23. Partenza lanciata.

97

Pierpaolo Penco

Milanese, 54 anni, Penco è un consulente a tutto tondo del vino da tenere sottocchio. Si occupa di strategia, marketing e comunicazione per aziende vinicole e consorzi. E’ responsabile della formazione in “Wine Business” al Mib Trieste school of management, con l’incarico di coordinare le attività didattiche e tutoring dei corsi per il settore vitivinicolo e agroalimentare. Inoltre è country manager Italia di Wine Intelligence per il quale svolge progetti di branding e analisi di mercato per operatori internazionali. Sapientino.

98

Ettore Nicoletto

Cosa succede a Nicoletto? Dopo l’approdo in Angelini Wines & Estates (prima Bertani) di due anni fa e le promesse di crescita, anche per acquisizioni, è quasi sparito. Intendiamoci, il top manager ex Santa Margherita ha ristrutturato un gruppo immobile da tempo e rafforzato il management, ma ci si aspettava che le disponibilità finanziarie di Angelini permettessero una veloce campagna acquisti. A cominciare dagli spumanti, come dichiarato da Nicoletto. Invece nel 2021 si è visto solo il rilancio delle attività esistenti. Sottotono.

99

Marco Simonit

63

L’inventore della scuola di potatura più famosa d’Italia guarda sempre più all’estero. Oggi Simonit&Sirch, ovvero i Vine Master Pruners, sono presenti in 14 Paesi e consulenti di circa 150 aziende ma c’è forte la considerazione che il baricentro del business si è spostato oltre confine. Forse a causa della scarsa consapevolezza dei produttori nel dare il giusto valore a una gestione del vigneto. Sono sempre un riferimento le lezioni on line attraverso l’Academy, prima piattaforma digitale dedicata alla formazione sulla potatura.

100

Gabriele Villa

Esselunga è forse la catena commerciale che più ha valorizzato negli anni l’enoteca nel supermercato. Decine di metri di scaffali con vini di tutte le regioni. L’attuale direttore generale attuale Gabriele Villa, da 38 anni in Esselunga, direttore commerciale prima di assumere l’attuale carica, è stato fra i promotori. Sulla base dei dati Nielsen, si è stimato prudenzialmente che Esselunga (con fatturato di 8,4 miliardi) abbia una quota del 14% nelle vendite di vino e spumanti. Quindi oltre 200 milioni di vendite l’anno. Bacco.


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